Una musica può fare...



«Il potere della musica di integrare e curare è un elemento essenziale. La musica è il più potente farmaco non chimico»
Risvegli - Oliver Sacks

Ho sempre pensato che la musica avesse un certo potere.
Un potere speciale, non quantificabile o descrivibile. Ha potere. Punto.
Ha il potere di farci sorridere, di farci piangere. Ha il potere di tenerci in suspense durante un film.
Ha il potere di farci cambiare umore.
Ha il potere di rilassarci.
E di questo sono sempre stata convinta.
Ma da quache settimana lo sono ancora ancora di più.
Sono stata invitata ad una cena di beneficienza per il reparto di Oncologia dell’Ospedale Civile di Carrara e ci sono andata più che volentieri con mio marito, nonostante non conoscessimo nessuno.
All’inizio eravamo spaesati, seduti ad un tavolo con degli sconosciuti. Poi si inizia a chiacchierare e la sensazione di spaesamento si attenua.
Inizia a svanire quando la Dott.ssa Sara Mussi inizia a cantare.
Scompare del tutto quando il Dott. Andrea Mambrini insieme a Luca Fumagalli salgono sul palco e raccontano una storia. Una di quelle storie vere, semplici ma che ti scaldano il cuore, che ti fanno venire i brividi per l’emozione.
Mi scuso, ma con le date sono sempre stata un fallimento totale.
Però, sinceramente, credo che la data ed il luogo esatto in questo momento non siano importanti. Perché è la storia ciò che conta.

Una musica può fare…

Immaginatevi in estate, in un giardino di un ospedale, l’aria calda ma non soffocante, il sole brilla e dona energia. Alcuni pazienti insieme a medici e infermieri stanno facendo chemioterapia. Un’infermiera sussurra ai due medici lì presenti che è l’anniversario di nozze di quel paziente che stringe con affetto la mano alla moglie.
I due medici si guardano, si capiscono. Avvolgono la sacca della flebo con un po’ di stagnola, ci scrivono Champagne! prendono una chitarra ed iniziano a cantare, suonare, divertirsi.
Qualche giorno dopo ricevono un biglietto con scritto “Grazie per averci fatto passare l’anniversario di matrimonio più bello della nostra vita!”.

Questo biglietto accende una scintilla.

Ora siamo nel giugno del 2007. Nel reparto di Oncologia dell’Ospedale Civile di Carrara. Il produttore musicale Gian Andrea Lodovici, colpito da un grave tumore allo stomaco entra nello studio del Dott. Maurizio Cantore, allora primario di Oncologia, per sentire un ulteriore parere sul suo male. In studio è presente anche il Dottor Andrea Mambrini. Loro sono i medici che hanno reso speciale quell’anniversario di matrimonio.
Lodovici è lì solo per fare un favore alla moglie. E’ un uomo che ormai si è lasciato andare, è da quasi un anno sotto chemioterapia. Al centro della sua vita c’è la sua malattia. Parla al passato, il futuro non esiste, il presente è quasi da cancellare. Ha perso le speranze e l’energia anche per quella che era la sua più grande passione: la musica.
Questo incontro risulterà fondamentale per tutti e tre. Per i medici e per il paziente.
Il primario decide di non parlare del suo cancro, ma di parlare della e alla persona. Gli chiede aiuto per organizzare dei concerti nel reparto di Oncologia.
Esatto, il medico chiede aiuto al paziente.
Questo è magnificamente destabilizzante.
Potete immaginare come questa strana richiesta in un reparto come quello di Oncologia possa destare un minimo di interesse e curiosità in una persona qualunque. Figuriamoci in Lodovici che della musica e nello specifico nell’organizzare concerti ne ha fatto un mestiere.
La sua risposta è la storia di un dramma fantastico: passerà gli ultimi mesi della sua vita con gioia, organizzando e creando prima “solo” concerti e poi intere stagioni musicali in quello stesso reparto.
Gian Andrea cede questa straordinaria eredità a Roberto Prosseda, suo grande amico e uno dei più noti pianisti italiani.

Marzo 2008. Viene inaugurata la Sala della Musica Gian Andrea Ludovici. La sala non si trova in un auditorium, in una sala di un conservatorio o di un teatro. Quella appena inaugurata è la sala posta al quarto piano dell’Ospedale Civile di Carrara, all’interno del reparto di oncologia.



E’ così che ha inizio ciò che poi prenderà il nome di Donatori di Musica.
Nome nato dall’intuizione di Alessandra Ammara, moglie di Prosseda.
Perché c’è chi in ospedale entra la mattina per donare plasma e sangue e chi entra nel pomeriggio per donare la sua arte.
Un dono è un dono.
Da qui in poi, Donatori di Musica, da una singola stella, bellissima e luminosa, sta per diventare una galassia.
Da Carrara arriva a Bolzano grazie al primario di Oncologia Claudio Graiff.
Come scrive Luca Fumagalli nel libro: “Due rette parallele sono destinate ad incontrarsi all’infinito: è solo un modo elegante per dire mai. Il mai di Graiff, però, si chiama Donatori di Musica e le sue rette parallele smettono di essere tali, intersecandosi.”
Si arriva poi a Conegliano Veneto.
Se Due punti fanno una linea, tre le trasformano in una costellazione.”
E Mantova, Roma, Saronno, Sondrio e Vicenza.
La piccola costellazione di Donatori di Musica si è trasformata in una piccola meravigliosa galassia.

Una musica puà fare…

I Donatori Di Musica escono anche dai reparti di oncologia.
Nel 2012 i Donatori di Musica portano i loro concerti tra i terremotati di Mirandola. Entrano in punta di piedi, con delicatezza perché quella realtà è ben diversa da un reparto di Oncologia: ci sono persone che non hanno più niente e che hanno visto la loro vita letteralmente sgretolarsi.
Succede l’impensabile.
Dicevo più sopra che la musica ha potere. Eccone una dimostrazione: durante una esibizione arriva una scossa di terremoto, una delle tante di quello sciame sismico che non dà tregua. Se ne accorge solo chi NON sta assistendo al concerto. Gli altri sono rapiti dalle note…

Queste sono le storie che più mi sono rimaste impresse durante la cena di venerdì. Sono storie di realtà, storie che quasi possiamo toccare con mano
Storie che potete leggere insieme ad altre e insieme alla storia della nascita dell’Associazione nel libro Donatori di Musica scritto da Luca Fumagalli.
Storie di come un pianoforte entra di diritto e lì rimane, come ogni strumento medico indispensabile, nel reparto di Oncologia di un Ospedale.


Immagine presa da qui

Una musica può fare…

Donatori di Musica è una rete di musicisti, medici, infermieri, volontari che organizza stagioni di concerti negli ospedali italiani.
Sono in molti i musicisti ad aver aderito: da Elio di Elio e le Storie Tese, ai violoncellisti Enrico Dindo e Mario Brunello, da Renzo Arbore a Stefano Bollani fino ad Andrea Bocelli.
Nomi di spicco nel mondo musicale, ma requisito fondamentale è che oltre al talento ci deve essere empatia. E i Donatori di Musica ce l’hanno.
Tuttavia non si tratta di musicoterapia. Non sono concerti per gli ammalati, non sono iniziative di beneficienza e non è la musica ad essere al centro.
Nemmeno l’ammalato è al centro e neppure il cancro. Sembra quasi contraddittorio, vero?
Donatori di musica è un imprecisato numero di voci, un’associazione corale (appunto!), un attivatore relazionale, ecco cos’è. Al centro ci sono le relazioni personali. La musica diventa oggetto alla base dell’incontro e del confronto tra paziente e medico... e infermiere e parenti e volontari… che si ritrovano lì, uno di fronte all’altro senza parlare di cancro, malattia o terapia. Si incontrano in una sala del reparto, come potrebbero incontrarsi in una qualsiasi piazza di paese, vestiti senza camici e pigiami. E rimangono lì ad ascoltare la stessa meravigliosa magia.

Una musica può fare…

La musica ha potere. La musica ci distrae, ci porta nel suo mondo pur facendoci rimanere con i piedi per terra. La musica fa scomparire l’odore di medicina e farmaci dal reparto.
La musica ci spoglia dei vestiti, di fronte a lei siamo tutti uguali.
Ed una volta finita, la musica rimane nell’aria, anche nei giorni successivi.
Aspettiamo il prossimo concerto, il prossimo buffet che ne seguirà.
Quest’attesa è una speranza concreta. E’ attendere il futuro che prima non si intravedeva.


E come un cerchio infinito, concludo con le parole con cui Fumagalli apre il libro, perché sono una sintesi esatta di quello che volevo scrivere. La sintesi perfetta di ciò che è, che dona, che fa, che trasmette, Donatori di Musica:

“Questa è la storia di ottomila pigiami e pantofole che per qualche ora, dalla metà del 2007, quando è in cartellone un concerto, restano chiusi negli armadi delle camere di alcuni reparti italiani di oncologia. È la storia delle persone che scelgono di non indossare quei pigiami e non calzare quelle pantofole, perché decidono di abbandonare per un po’ il vestito del dolore e non cedere, in via definitiva, identità e personalità al tumore che ha invaso il loro corpo.
E’ la storia di quasi 200 artisti che accettano di esibirsi in piena luce, a un metro dal cuore di chi ascolta. Musicisti classici ma non solo.
E’ la storia di medici e operatori sanitari che smettono di usare il camice come uno scudo e attivano una dinamica di dialogo continuo che non va più dall’alto verso il basso, ma è orizzontale. Guardano negli occhi i loro pazienti, parlano la loro lingua, hanno maggior consapevolezza del loro essere persone, ancor prima che malati. Non abdicano al loro ruolo: lo svolgono al meglio, instaurando con i pazienti un nuovo livello di condivisione, dove le paure più nascoste trovano la forza di essere dette, i desideri si riaffacciano, la speranza ha spazio per rifiorire, la paura cambia colore e anche loro stessi, mettendosi in gioco, vedono emergere la consapevolezza di difficoltà, fragilità, ansie strettamente connesse alla professione che hanno scelto di fare, troppo spesso messe a tacere.
E’ la storia di un imprecisato numero di volontari e parenti di malati che arrivano a dare un senso diverso alle proprie motivazioni e scoprono una dimensione nuova, più viva, del loro impegno.
E’ la storia di luoghi che cambiano colore, odore, modo di essere percepiti e nei quali il malato di tumore non è più segregato insieme al suo dolore, ma ha il diritto e il dovere di dare spazio a quello che è sempre stato e deve continuare a essere.
E’ la storia di un gruppo di pianoforti e di tanta altra attrezzatura musicale che diventano strumenti di una silenziosa rivoluzione del concetto di cura e attorno ai quali si sviluppa come una ragnatela un’inedita filiera del dono.
E’ la storia di una provocazione che diventa progetto, che a sua volta si traduce in una pratica che porta a risultati concreti, quantificabili e quantificati, sullo stato mentale e fisico di chi è costretto ad affrontare un cancro e invece riesce a invertire la naturale tendenza all’incremento del proprio disagio psicologico.
E’ la storia di tante altre cose.
Questa è la storia di Donatori di Musica”.

Una delle decisione di Donatori di musica è di abolire la parole GRAZIE. Perché è superfluo. Perché non c’è differenza tra chi dà e chi riceve. Il musicista dona, il paziente dona, i medici, gli infermieri, i parenti dei malati donano. Chi è chi? Chi dona di più? Nessuno. Tutti ricevono. Chi riceve di più? Nessuno.
Il grazie è nell’aria. Non c’è bisogno di trasformarlo in parole.


Immagine presa da qui
Ma io non posso farne a meno, non ora almeno.
Ringrazio la Dott.ssa Sara Mussi per avermi invitato alla cena di beneficienza facendomi scoprire l’Associazione e per avermi piacevolmente stupito con la sua voce meravigliosa.
Ringrazio il Dott. Andrea Mambrini, segretario dell’Associazione e primario del reparto di Oncologia dell’Ospedale Civile di Carrara per la sua gentilezza e disponibilità, per aver raccontato durante la cena queste storie coinvolgendomi nelle loro realtà.
Ringrazio Luca Fumagalli, per il libro, per aver raccontato tutto al presente, per le lettere che ha letto. E mi scuso per aver estrapolato parti del suo libro pubblicandole nel mio blog.




Biscotti sablée al cocco profumati di liquirizia



Il mio intento era quello di abbinare una ricetta a questo post. Obiettivo non semplice. 
Ero partita con dei biscotti alla liquirizia a forma di note musicali. Li ho preparati, cotti, fotografati e mangiati. Ma qualcosa nel loro sapore non mi convinceva, erano buoni ma qualcosa da correggere c'era. Tempo di prepararne altri non ne avevo quindi stavo quasi per rinunciare...
Avevo scelto la liquirizia perché ha un sapore leggermente amaro che poi svanisce lasciandoti delle note aromatiche che ti fanno chiudere gli occhi e sognare. Volevo abbinarle ad un semifreddo all'anice stellato. Le stelle che formano la costellazione di Donatori di musica. Ma poi sarei uscita fuori tema per la sfida di questo mese dell'MTC, lanciata da Dani e Juri e di cui magicamente ho indovinato gli un indizio. L'intento era proprio quello di unire questi due mondi in un unico post. 
Qualche giorno fa ho trovato il tempo di impastare nuovamente. E tra sbuffi di farina, mani burrose e profumi inebrianti ecco qui che sono usciti questi biscotti. 
Semplici. 
Profumati.
Un po' ruvidi al tatto.
E dolci quel tanto che basta a fartene prendere un altro.
E poi un altro.
Ed un altro ancora.
Come la musica. La senti, la ascolti...e non ne puoi pià fare a meno.
Una musica può fare...



Ingredienti per 50 biscotti circca: 

  • 300 g di farina 00
  • 200 g di burro (82% di materia grassa)
  • 100 g di farina di cocco
  • 100 g di zucchero di canna integrale
  • 3 tuorli
  • 40 g di panna da montare non zuccherata
  •  1 cucchiaino di liquirizia in polvere
  • un pizzico di sale fino

Mescolare, a mano o in planetaria con la foglia, il burro, il sale fino e la liquirizia in polvere. Unire la farina e sabbiare il tutto. Aggiungere il cocco, poi lo zucchero, le uova ed infine la panna. Lavorare il tutto fino a completo assorbimento.
Come scrivono Dani e Juri: Massari consiglia di disporre la pasta in un contenitore, coprire con pellicola e conservare in frigorifero per 10-12 ore per stabilizzare la pasta prima dell’utilizzo.
Una volta tolto dal frigo lavorare l'impasto velocemente e stenderlo con un mattarello. Formare i biscotti della forma desiderata e infornare in forno caldo a 180°C per 12-15 minuti.
Lasciar raffreddare du una gratella



Con questa ricetta partecipo all'MTC di aprile:



28 Forchette :

  1. Ho letto il post tutto d'un fiato e la sua delicatezza è degnamente chiusa da questi biscotti, che hanno un anima ruvida di cocco e liquirizia ma dolce di zucchero e panna.
    E Grazie qui si dice, eccome ;-)

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    1. Grazie!
      E non per il commento, ma per aver letto il post oltre che la ricetta. E' raro che qualcuno legga un post qualunque con interesse... grazie veramente!!!

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  2. Un racconto bellissimo, che mi ha davvero emozionata. Grazie Arianna per avermi fatto scoprire un progetto così bello. I tuoi meravigliosi biscotti sono la ciliegina sulla torta di un post meraviglioso.

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    1. Grazie a te per essere passata e per aver letto il post!

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  3. Ciao, Arianna. Non so se i tuoi biscotti saranno i più belli, o i più buoni... Ma ci tenevo a dirti che ti ho letto e che ti ringrazio. Tanto.

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    1. Sono io che ringrazio te, sul serio. GRAZIE!!!

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  4. Hai scritto un articolo meraviglioso che fa emozionare... Credo che altre parole sarebbero superflue! I tuoi biscotti invece sono assolutamente da provare!

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  5. Hai scritto un articolo meraviglioso che fa emozionare... Credo che altre parole sarebbero superflue! I tuoi biscotti invece sono assolutamente da provare!

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  6. Quando si dice che l'ingrediente fondamentale di ogni "ricetta" è la "prospettiva"...grazie!

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  7. Arianna, sono le 5 di mattina e il tuo post mi ha letteralmente buttata giù dal letto. bello, emozionante... è stato come mordere un biscotto e sognare

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  8. E' meravigliosa la storia che hai raccontato. E' meraviglioso quanta speranza possa nascere in un luogo che di speranze spesso sembra toglierne. E' meraviglioso che quella speranza arrivi da una cura che punta all'anima, che punta ai sorrisi, più che al sintomo e alle radici. Mi sono quasi commossa a leggerne e ad immaginare. Grazie per avermi fatto scoprire questa realtà e per averla condivisa con noi. E grazie per aver scelto questo abbinamento, cocco liquirizia, che per me che non so mai come abbinare la liquirizia è un gran bello spunto. Baciotti fratella :*

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    1. Io solo ad ascoltare le storie e a leggere il libro ho avuto un tuffo al cuore.
      Ho provato anche una "sensazione" strana quando a gennaio sono salita in reparto e ho visto quella particolare parete colorata, così strana per il reparto, tanti libri e il pianoforte... ma ero in un momento particolare e non mi sono fatta troppe domende. Ho pensato solo che evidentemente se qualche paziente avesse voluto libri e pianoforte erano lì, a loro disposizione, per ammazzare il tempo come si suol dire.
      Ed invece, dietro loro c'era un mondo. Un mondo di speranza di cui spero di ruscire a farne parte in qualche modo!

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  9. Arianna che bella persona che sei

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  10. Un post profondo ed emozionante, che mette in luce una realtà molto dolorosa e crudele, nella quale però si intravede un raggio di luce, anzi no una costellazione, fatta di musica e di solidarietà. La musica può fare tanto, ma anche i tuoi biscotti, uno dopo l'altro, possono essere una gran bella iniezione di felicità.

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  11. Un post profondo ed emozionante, che mette in luce una realtà molto dolorosa e crudele, nella quale però si intravede un raggio di luce, anzi no una costellazione, fatta di musica e di solidarietà. La musica può fare tanto, ma anche i tuoi biscotti, uno dopo l'altro, possono essere una gran bella iniezione di felicità.

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    1. La luce dobbiamo intravederla sempre tutti ed in ogni occasione. La speranza deve essere, veramente, l'ultima a morire.
      Grazie per essere passata!

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  12. E tu ti sei scusata per aver scritto un post lunghissimo.... ma è un articolo meraviglioso!!! :) Sono commossa e inizio la giornata pensando che il mondo sia un luogo un pochettino migliore. Mi hai fatto scoprire delle realtà vicinissime a me ma che non conoscevo. Grazie, grazie, grazie! <3

    Venendo ai biscotti, io adoro la liquirizia, ma non riesco mai a pensare come utilizzarla in cucina e tutte le volte che la vedo usata qui all'MTC rimango a bocca aperta. Dovrò assolutamente rifare questi tuoi biscotti, e chissà che non mi sblocchi sull'utilizzo della liquirizia nelle ricette.

    Bravissima Arianna, grazie per averci regalato questa bellissima ricetta all'interno di un post così emozionante.

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    1. Mi scuso perché so quanto lavoro ci sia per il terzo giudice, ed avendo pubblicato quasi per ultima (così credevo, poi sono arrivate qualcosa come 100 ricette dopo di me!) trovarsi un post chilometrico penso sia, almeno all'inizio, scioccante.
      Purtroppo queste sono realtà vicine a molti di noi, ma scoprire che c'è luce ci dona coraggio e forza.

      La liquirizia provala in ogni ricetta, anche salata perché merita. Mi è dispiaciuto non fare una proposta delattosata ma non avaveo proprio tempo. Ma la sto studiando. Ti terrò aggiornata! ;)

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  13. questo è un inizio, Arianna.
    Fammi finire la sfida- e poi vediamo di divulgare il tuo post su Fb e far conoscere il più possibile questa realtà. Intanto giro tutto a Carola e gettiamo un altro seme. E poi aspettiamo, con pazienza e con fiducia. Ma questa community vive del cuore di persone come te e queste sono le occasioni in cui si tocca con mano questa verità. Proclamiamo il vincitore- e partiamo.
    E grazie per tutto, biscotto alla liquerizia compreso :-)

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    1. Spero sia un inizio anche per me. Nel senso che sto aspettando di riordinare la mia vita ma poi voglio entare a far parte dell'Associazione come volontaria. Sento che devo farlo.
      La Carola spero si unisca, durante la cena l'ho pensata molto... :)

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